HISTORY

 

Storia dell’esplorazione archeologica a Tell es-Sultan/Gerico

 

Tell es-Sultan fu oggetto dell’interesse degli archeologi fin dal 1868, quando il capitano inglese C. Warren scavò alcune gallerie sotterranee nel sito giungendo alla conclusione che esso fosse privo di reale interesse. Nel 1894 J.F. Bliss condusse alcuni sondaggi alla base della collina artificiale convinto di avere identificato i resti delle mura della città fatte crollare da Giosuè, secondo il notissimo racconto biblico (Giosuè 6, 1-27). La presenza della sorgente di ‘Ain es-Sultan, la biblica Sorgente di Eliseo, alle pendici orientali del tell, rendeva infatti certa l’identificazione del sito con la Gerico dell’Antico Testamento.

La missione austriaca (1907-1909)

I primi scavi sistematici sul sito furono condotti dalla missione austriaca diretta da Ernst Sellin e Carl Watzinger, che lavorò a Tell es-Sultan dal 1907 al 1909, aprendo numerose trincee e tracciando in superficie il circuito delle mura del Bronzo Antico e del Bronzo Medio. La spedizione austriaca segnò il primo grande passo in avanti dell’archeologia palestinese, dal momento che fu il primo scavo della regione ad essere pubblicato secondo canoni allora di grande rigore scientifico e in un tempo relativamente breve (1913). Purtroppo, la scarsa conoscenza della ceramica e degli altri reperti della cultura materiale indusse Sellin e Watzinger a forti errori di datazione, ma Watzinger, cui va riconosciuta una profonda onestà intellettuale, corresse completamente i risultati dello scavo in un importante articolo del 1926. Un corollario del nuovo sistema cronologico proposto per Tell es-Sultan fu che il sito era pressoché disabitato nell’epoca in cui la tradizione biblica colloca l’episodio di Giosuè.

La prima missione britannica, J. Garstang (1930-1936)

Spinto dalla necessità di contraddire l’evidenza risultante dalla nuova datazione proposta da Watzinger, l’archeologo inglese John Garstang riprese l’attività di esplorazione del sito nel 1930, dove condusse campagne sistematiche fino al 1936, suscitando il crescente interesse del pubblico anglosassone. Garstang contraddisse apertamente i risultati degli scavi austriaci, sforzandosi di identificare nella cinta muraria del Bronzo Antico III quella del Bronzo Tardo, ossia quella dell’epoca di Giosuè. Sebbene basate su un sistema di datazione errato, gli scavi di Garstang ebbero il merito di rivelare per primi la presenza a Tell es-Sultan di un’importante stratificazione neolitica e di identificare le prime tombe dell’estesa necropoli situata immediatamente a ovest e a nord-ovest del tell.

La seconda missione britannica, K.M. Kenyon (1952-1958)

Una nuova importante stagione di scavi fu inaugurata nel 1952 da Kathleen M. Kenyon, l’archeologa inglese cui si deve il rinnovamento del metodo di scavo nel Vicino Oriente. Gli scavi della Kenyon hanno fornito in più punti del tell una precisa sequenza stratigrafica, delineando l’intera storia dell’antichissima città, e portando alla luce, anche se per estensioni limitate, parti dell’importante insediamento neolitico. Il metodo della Kenyon era basato sullo scavo di profonde trincee e sullo studio accurato delle pareti di queste ultime, sulle quali è possibile leggere nella sequenza degli strati l’intera storia del sito. Per la natura stessa del suo metodo, la Kenyon non ha preservato nessuno dei monumenti incontrati nello scavo fermandosi sovente alla roccia viva o, in un solo caso, alla grande torre di pietra del Neolitico Preceramico, che, con il tratto di mura che la affianca, costituisce il monumento più significativo sinora noto di questo periodo storico (8500 a.C.). Il limite della strategia della grande archeologa britannica fu quello d’avere privilegiato nello scavo la visione verticale della stratigrafia. La Kenyon esplorò anche l’estesa necropoli che si trova a nord e a ovest del tell, scoprendo numerosissime tombe con ricchi corredi di vasi e oggetti. Quando nel 1958 K.M. Kenyon lasciò Gerico, lo fece per rivolgersi a Gerusalemme, ma l’accuratezza del suo metodo e i risultati raggiunti nel sito restano una pietra miliare nella storia dell’archeologia orientale.

La missione italo-palestinese (1997-2000)

La Missione dell’Università di Roma “La Sapienza” e del Dipartimento delle Antichità della Palestina è tornata sul sito dopo quasi quarant’anni dalla cessazione delle ricerche, durante i quali le conoscenze dell’archeologia siro-palestinese sono state significativamente innovate da numerosissime nuove scoperte, come quelle di Ebla, ma anche durante i quali il sito ha subito forti danni da parte dell’erosione e per l’allargamento della strada che lo attraversa. Per questo parte degli interventi realizzati sono stati effettuati in settori dove si rendeva necessaria un’esplorazione urgente di monumenti minacciati. Gli altri sono stati invece concentrati nelle aree dov’era possibile ottenere più precise datazioni per i monumentali resti delle fortificazioni emergenti nel sito e mettere in luce estensivamente settori delle città succedutesi nel III e II millennio a.C.

Le attività di ricerca svolte dalla Missione della Sapienza negli anni 2000-2008

Nel 2000, a seguito della situazione politica venutasi a creare, le attività sul campo sono state sospese, ma è continuata l’attività di ricerca in collaborazione con il Dipartimento delle Antichità di Palestina. Nel 2005, l’Università di Roma “La Sapienza” si è fatta promotrice del convegno internazionale “Tell es-Sultan in the Context of the Jordan Valley. Management, Conservation and Sustainable Development”, che ha avuto luogo ad Ariha, la moderna Gerico, con lo scopo di rilanciare il Progetto del Parco Archeologico di Gerico, in collaborazione con l’UNESCO. Il Convegno internazionale del 2005 per la realizzazione del Parco Archeologico è stato pubblicato nel corso del 2006 nel secondo volume della serie ROSAPAT, mentre un secondo convegno organizzato sempre dalla Missione si è tenuto nel marzo del 2007 ed è stato pubblicato nel quarto volume della medesima serie. Negli anni 2006-2007 sono stati svolti proficui scambi per giungere alla stesura di un programma dei lavori sul campo, di concerto con l’UNESCO Office di Ramallah e il Dipartimento delle Antichità di Palestina. Il sito di Gerico è, infatti, il secondo nella lista dei siti UNESCO dei Territori Palestinesi dopo Betlemme, e il primo sito archeologico al centro di un progetto pilota per la realizzazione di un parco archeologico e naturalistico didattico. Infine, nel 2008 si è svolto a Gerico un ulteriore Workshop atto ad implementare i lavori sul sito, che ha portato alla ripresa dei lavori di valorizzazione a Tell es-Sultan.

L’attività di ricerca della Missione della Sapienza negli anni 2000-2008 si è concentrata sulle fasi di occupazione di Tell es-Sultan nell’Età del Bronzo (ad esempio nello studio della sorgente come nucleo originario dell’insediamento) e ha condotto ad alcune scoperte come una più precisa definizione della prima fase di urbanizzazione, caratterizzata dalla costruzione delle prime mura in mattoni crudi, nel Bronzo Antico II (3000-2700 a.C.), e all’identificazione, attraverso un importante documento (uno scarabeo del XIX secolo a.C.), del nome cananaico di Gerico (Ruha), come riportato nella scrittura geroglifica egiziana dell’epoca. Questo toponimo si è poi conservato, come testimoniato anche dai testi biblici, sino ai nostri giorni (il moderno nome arabo di Gerico è ar-Riha).

La divulgazione al vasto pubblico, finalizzata anche alla valorizzazione turistica del sito e alla gestione delle risorse archeologiche, è infine effettuata anche attraverso l’implementazione del sito internet del Progetto, sempre coordinato dalla Missione in Palestina.

 

 

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