Supported by the Italian Ministry of Foreign Affairs    
Tell es-Sultan/Jericho
Season 2015
PROGETTO PILOTA PER IL PARCO ARCHEOLOGICO DI TELL ES-SULTAN/ANTICA GERICO (PALESTINA)
RELAZIONE SCIENTIFICA SULLE ATTIVITÀ DELLA MISSIONE ARCHEOLOGICA DELL'UNIVERSITÀ DI ROMA «LA SAPIENZA»
XI CAMPAGNA 2015


1. INTRODUZIONE

Lorenzo Nigro

L'undicesima campagna di attività archeologiche a Tell es-Sultan/Gerico (fig. 1), in Palestina, condotta dalla Università di Roma "La Sapienza" e dal Dipartimento delle Antichità e del Patrimonio Culturale (MOTA - DACH) dell'Autorità Nazionale Palestinese, ha avuto luogo dal 14 aprile al 13 giugno 2015, ed è stata sostenuta dalle sopracitate Istituzioni e dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI)1.
I principali obiettivi della undicesima a campagna sono stati:
a) la prosecuzione delle indagini archeologiche nelle Aree A, B, B Ovest, G, P ed S (§ 2);
b) l a nuova mappatura del sito con gli interventi di tutte le spedizioni (fig. 2);
c) la prosecuzione degli interventi di restauro e musealizzazione all'interno del Parco Archeologico dell'Oasi di Gerico (§ 3);
d) la formazione degli archeologi e dei restauratori palestinesi in tutte le fasi di documentazione, pubblicazione e diffusione dei risultati dello scavo (§§ 4-5).

2. INTERVENTI DI RICERCA ARCHEOLOGICA (AREE A, B E B-OVEST, e G)

Le attività di indagine archeologica hanno interessato sei diverse aree: l'Area A, alle pendici meridionali del tell, dove le ricerche sono proseguite nella Torre A1 (§ 2.1.); l'Area B e B-Ovest, dove sono riprese le indagini sulla struttura architettonica delle mura del Bronzo Antico III, in corrispondenza dell'angolo sud-occidentale della città (§ 2.2.); l'Area G, sul fianco orientale della cosiddetta "Spring Hill", nella quale si è ampliato lo scavo dei due Palazzi sovrapposti del Bronzo Antico III ("Palace G") (§ 2.3.) e del Bronzo Medio II-III ("Hyksos Palace" § 2.4.); l'area P, sulla collina sud-occidentale della Spring Hill (§ 2.5.); l'Area S presso la Sorgente di 'Ain es-Sultan (§ 2.6.).

2.1. Area A: la Torre A1 e le strutture collegate nel Bronzo Medio I-II (Sultan IVa-b 1950-1650 a.C.)

Nella undicesima campagna (2015) le indagini archeologiche sono state concentrate sulla Torre A1 e sulle strutture ad essa adiacenti al fine di ricostruire la planimetria complessiva dei sistemi difensivi dei quali questo importante monumento era parte e di ricostruire l'organizzazione degli edifici che sorgevano alle pendici meridionali del tell nel II millennio a.C. La struttura della torre, fondata su un possente basamento il grandi blocchi ortostatici di calcare, era conservata nell'alzato per più di 2,4 m con filari regolari di mattoni crudi di 0,52 x 0,36 x 0,16 m. Essa aveva evidenti finalità difensive. Al vano cieco interno alla torre, circondato da muri spessi 1,6 m, si accedeva dall'alto attraverso una scala lignea. La torre aggettava 4 m da un muro maggiore nord-ovest/sud-est (W.19), che delimitava un ampio spazio aperto, una corte o un passaggio all'interno di un grande edificio difensivo, una fortezza o una porta urbica dal quale una lunga rampa curvilinea permetteva di salire nella città alta. Più a nord-ovest, i resti di questo camminamento sono stati portati alla luce nell'Area E, fiancheggiati dal massiccio muro di sostegno in pietra curvilineo denominato "Curvilinear Stone Structure". La stratigrafia della corte antistante la torre a ovest ha consentito di ricostruire la storia di questo monumento, fondato alla fine del XX secolo a.C. quando la città di Gerico venne ricostruita dopo un lungo periodo di abbandono. In questa prima fase, denominata Sultan IVa (Bronzo Medio IB, 1950-1800 a.C.) l'edificio della torre era collegato alla prima cinta muraria che fu eretta ai piedi del tell sul lato sud-orientale fino al settore antistante la sorgente2. A est e a sud della torre, nel successivo periodo Sultan IVb (Bronzo Medio II, 1800-1650 a.C.) si estendeva la città bassa, un quartiere abitativo densamente popolato di case a più ambienti che hanno restituito un considerevole instrumentum domesticum. La torre rimase in uso, con alcune riparazioni, pur venendo progressivamente circondata di case all'esterno. Attorno al 1650, l'intera città di Gerico subì un ennesimo evento distruttivo, che coinvolse anche la città bassa meridionale e la Torre A1 che venne definitivamente distrutta. La nuova possente cinta di terrapieni eretta a difesa di una città leggermente meno grande della precedente nel successivo periodo di Sultan IVc (Bronzo Medio III, 1650-1550 a.C.), caratterizzata dal "Cyclopean Wall" che la circondava interamente comprendendo la sorgente di 'Ain es-Sultan, obliter&ograbe la Torre A1 e l'edificio ad essa collegato, che vennero completamente interrati nel piede del "rubble rampart", come hanno mostrato le nuove indagini nel settore più meridionale dell'Area A.

2.2. Area B e B Ovest: la doppia cinta di fortificazione del Bronzo Antico III (Sultan IIc, 2700-2300 a.C.)

Gli studi sulle fortificazioni della città di Gerico nell'epoca della prima fioritura urbana del Levante meridionale sono continuati nelle Aree B e B Ovest, dove le indagini si concentrano da diverse campagne su un articolato tratto della doppia cinta muraria del periodo Sultan IVc (Bronzo Antico III, 2700-2300 a.C.). La struttura architettonica rispettivamente del "Main Inner Wall" (fig. 5) e dello "Outer Wall" sono state esaminate in diversi tratti, ove è stato possibile esaminare entrambi i muri nello spiccato dalle fondazioni in pietra su due o più corsi sovrapposti, all'alzato contraddistinto dall'impiego di grandi mattoni (0,60 x 0,40 m), che nel tempo hanno assunto un colorito rossastro per via della grande distruzione finale del Bronzo Antico IIIB (c. 2350 a.C.). Il "Main Inner Wall" costruito sulla cresta del tell, lungo il percorso del precedente muro di fortificazione del Bronzo Antico II, era contraddistinto da un notevole spessore (3,8-4,2 m) e, pertanto, doveva affrontare importanti difficoltà statiche che erano state risolte inserendovi all'interno catene lignee sia in senso trasversale (nella parte alta), sia in senso longitudinale, nella sezione inferiore dove delle incannucciate contribuivano all'assorbimento e all'espulsione dell'umidità dalla base del muro e a rendere coesa l'intera struttura. Il muro era intonacato con più strati di gesso e argilla finemente sbriciolati e mischiati, assumendo un colore avorio, che lo doveva rendere molto visibile sullo sfondo verdeggiante dell'Oasi o rosa del Monte delle Tentazioni. Lo "Outer Wall", che si trovava circa 2 m più in basso e a circa 4 m di distanza dal "Main Inner Wall", era caratterizzato da una tecnica costruttiva meno impeccabile, con mattoni anche irregolari e non tutti dello stesso colore (anche grigi o verdastri). Lo spessore era considerevolmente minore (1,6-18 m). Nello spazio tra i due muri, nella campagna 2015, è proseguito lo scavo dei vani ciechi che servivano a rendere più spesso l'intero sistema difensivo e ospitavano magazzini e camminamenti.

2.3. Area G: il "Palace G" del Bronzo Antico III (Sultan IIc 2700-2350 a.C.)

I lavori nell'Area G sono proseguiti nella campagna 2015 al fine di ricostruire la planimetria e l'alzato del "Palace G", nelle sue estensioni verso nord-ovest (terrazza superiore e mediana) e verso est (terrazza meridionale) (fig. 7). Gli interventi, che hanno anche permesso il recupero di diversi travetti carbonizzati molto utili per le datazioni radiometriche, sono stati anche finalizzati alla integrazione dei dati ottenuti dalle precedenti missioni britanniche nella ricostruzione complessiva della struttura architettonica dell'edificio, nonché della dotazione di ciascun ambiente, in termini di arredi fissi e mobili e di reperti conservati ancora al suo interno al momento della distruzione finale. I ritrovamenti del 2015 hanno permesso di precisare ulteriormente la struttura dell'edificio, la sua organizzazione interna, la circolazione, ma anche di riconoscere le funzioni di ciascun settore. Inoltre, sono stati individuati i reperti più significativi provenienti da ciascun settore, partendo dalle giare con impronte di sigillo (fig. 6) e dal vaso con beccuccio configurato a testa di toro, passando per il tornio, la testa di mazza e soprattutto il pugnale in rame, per arrivare alla testa di toro d'avorio intarsiato, probabile elemento decorativo dei braccioli di un trono, tutti elementi che riportano al ruolo di centro del potere svolto da questo imponente edificio.

2.4. Area G: il cosidetto "Hyksos Palace" del Bronzo Medio II-III (Sultan IVb-c 1800-1550 a.C.)

A partire dalla campagna 2014 proseguendo poi in quella del 2015 le attività di ricerca archeologica sulla Spring Hill hanno interessato anche i resti - mal conservati, ma pur sempre ben riconoscibili - delle strutture architettoniche del palazzo del Bronzo Medio, denominato "Hyksos Palace" da John Garstang negli anni '30, che ne scavò sistematicamente un'ala secondaria (temporalmente e spazialmente) chiamandola 'palace storerooms'. I resti portati alla luce lungo il lato superiore occidentale dell'Area G erano pertinenti ad alcuni muri degli ambienti del settore centrale del Palazzo, mentre, più ad est, il muro W.637 rappresenta la fondazione del muro perimetrale orientale del corpo centrale, nell'estensione più settentrionale del quale è stata identificata una porta che si apriva sulla strada lastricata che scendeva direttamente alla sorgente. Alla luce delle nuove strutture identificate, compreso il muso W.1224 e la sua prosecuzione verso est, è stato anche possibile collegare i resti scavati dalla Sapienza e dalla prima missione britannica di John Garstang con quelli a suo tempo portati alla luce dalla seconda missione britannica diretta da Kathleen M. Kenyon nei quadrati HII e HIII, in tal modo identificando un corpo di fabbrica accessorio, adiacente il palazzo e probabilmente destinato ad ospitare le stalle per i cavalli e gli asini di corrieri e carovane, a brevissima distanza dalla sorgente, che si trova immediatamente sotto. I nuovi dati planimetrici hanno quindi consentito di produrre una ricostruzione del palazzo dei signori di Gerico - Ruha nel Bronzo Medio (fig. 8).

2.5. Area P: il Tempio P del Bronzo Medio II-III (Sultan IVb-c 1800-1550 a.C.)

Nella campagna 2015 sono ripresi i lavori nell'Area P, sulla sommità sud-occidentale della Spring Hill, dove nel 2012 erano stati identificati i resti di una sottofondazione, la cui planimetria aveva indotto, assieme con l'orientamento della struttura, all'identificazione di quello che è stato considerato uno dei tempi maggiori della città nel Bronzo Medio (fig. 9). Il Tempio P riproduce una tipologia sacra nota in tutto il Levante, quella del cosiddetto Migdol Temple o tempio torre, a sviluppo longitudinale, con una singola cella delimitata da muri spessi e alti. L'edificio era situato nel punto più elevato della città ed era rivolto ad oriente, fatto che induce a ritenere che fosse dedicato a Baal. Questa divinità a Gerico era tradizionalmente collegata ad aspetti lunari, un culto considerato originario nella cultura del Levante dell'Età del Bronzo. I lavori del 2015 hanno permesso di riesaminare le dimensioni del tempio che doveva essere lungo circa 15,75 m sull'asse maggiore est-ovest (il prospetto principale orientale, dove stando ai paralleli noti avrebbero dovuto aggettare due torri, è andato perduto a causa di tagli successivi e dell'erosione) e circa 11,1 m su quello minore nord-sud. La cella all'interno era larga circa 6,3 m, con muri spessi 2,36 m. La ricostruzione di una nicchia che ospitava il simulacro divino o un suo simbolo aniconico è sembrata più difficile, anche se alcuni blocchi portati alla luce hanno permesso di ricostruire un andito poco profondo largo circa 2,4 m. L'identificazione del tempio colma una lacuna dell'archeologia di Gerico e consente di proporre una ricostruzione completa della città nel momento del suo massimo splendore durante il XVII secolo a.C.

2.6. Area S: la sorgente di 'Ain es-Sultan

Le indagini preliminari condotte in occasione degli importanti lavori di restauro condotti nel 2012 dalla Municipalità di Gerico presso la vasca ottomana della sorgente di 'Ain es-Sultan sono state riprese nella campagna 2015 con l'intento non solo di precisare la scansione cronologica dei diversi interventi costruttivi che interessarono il complesso degli edifici e delle installazioni idrauliche connessi alla sorgente, ma anche di rintracciare i resti di possibili canalizzazioni pre-classiche, in connessione con i diversi circuiti murari che a più riprese nell'Età del Bronzo inglobarono la sorgente nell'area urbana di Gerico. In particolare è stato esaminato il campo a sud-est della sorgente, con resti risalenti al III e II millennio a.C. fino alla sommità emergente del "Cyclopean Wall" che racchiudeva a nord-est l'area della sorgente nella fase finale di vita della città cananea. È stata inoltre indentifica la grande conduttura voltata a botte risalente all'età romana, di incerta attribuzione (sovrani Asmonei o Romani?).

3. RESTAURI E VALORIZZAZIONE TURISTICA DI TELL ES-SULTAN

Gli interventi di restauro nell'undicesima campagna (2015) hanno interessato l'Area A, dove si è continuato il restauro della Torre A1 con l'apposizione di strati di protezione di mattoni crudi (figg. 3-4), e l'Area G, dove è stato proseguito l'intervento sulle strutture del "Palace G", concentrandosi sui muri di terrazzamento e sulle strutture trasversali della terrazza mediana (fig. 11). I lavori hanno anche comportato un aggiornamento dell'itinerario turistico di visita con la realizzazione dei pannelli esplicativi, che sono stati aggiornati e dotati di codici QR per l'accesso attraverso i dispositivi connessi a internet. Si è anche proceduto a campionare tratti delle mura in mattoni crudi in preparazione del futuro restauro dell'Area B (nella quale si è proceduto ad intonacare l'Edificio B1; fig. 12).

4. FORMAZIONE E VALORIZZAZIONE NELL'UNDICESIMA CAMPAGNA A GERICO

Nonostante le difficoltà di contesto e quelle più generali nel Vicino Oriente, anche durante la undicesima campagna (2015) di attività archeologiche a Gerico la Missione della Sapienza, sostenuta dal MAECI, ha portato avanti le attività di formazione del personale locale, in collaborazione sia con il MOTA-DACH che con la Municipalità di Gerico. In particolare, la partecipazione degli archeologi e degli studenti palestinesi è stata incoraggiata sia nei singoli interventi di scavo e di prospezione, sia nelle necessarie e conseguenti attività di documentazione e infine di pubblicazione dei risultati. Gli allievi locali sono stati accompagnati anche in attività svolte su altri siti nei Territori, dove si rendeva necessario l'intervento urgente di archeologi per la protezione del Patrimonio minacciato, come nel caso della necropoli di Khalet al-Jam'a presso Betlemme, o nella stessa Oasi di Gerico, in particolare nel sito calcolitico di Tell el-Mafjar (fig. 13). Allo stesso modo il personale del MOTA è stato formato nella gestione del patrimonio archeologico, attraverso l'utilizzo del GIS e nella valorizzazione turistica, attraverso l'implementazione della informazione fornita online ai visitatori attraverso i siti ufficiali della missione (www.lasapienzatojericho.it).

5. RICERCA SCIENTIFICA, OUTREACH E SVILUPPO SOSTENIBILE NEI TERRITORI

La undicesima campagna (2015) è, dunque, servita ad una ulteriore approfondimento e ad una maggiore e più puntale diffusione dei risultati scientifici conseguiti a Tell es-Sultan, sia nel contesto internazionale della ricerca archeologica (molto importante, da questo punto di vista, è stata la partecipazione della Missione, con quattro relazioni tra cui la keynote lecture al convegno organizzato dallo University College di Londra a giugno, intitolato Digging Up Jericho, attualmente in corso di pubblicazione), sia nel contesto locale, con attività che hanno portato hanno coinvolto a più livelli la comunità cittadina della città di Ariha, dalla installazione di pannelli esplicativi alla diffusione di opuscoli a corsi e lezioni tenuti in collaborazione con la Municipalità. Le attività di Outreach, anche attraverso il web, hanno reso sempre più evidente l'importanza di proteggere e valorizzare lo straordinario patrimonio archeologico dell'Oasi di Gerico, che l'Italia sta rendendo sempre più visibile e fruibile con un impegno costante che si articola a più livelli nel campo della ricerca e in quello della tutela, della formazione, della gestione e della fruizione. Si tratta di un punto nodale, in un contesto, come quello dei Territori Palestinesi, dove le risorse economiche e le iniziative culturali rischiano di essere compresse dai più urgenti bisogni della popolazione.

6. PUBBLICAZIONI 2010-2015 (selezione)

La serie completa delle pubblicazioni della Missione è online nel sito www.lasapienzatojericho.it

L. Nigro - G. Ripepi - I. Hamdan - J . Yasine (2015), "The Jericho Oasis Archaeological Park - 2015 Interim Report. Italian-Palestinian Cooperation for Protection and Valorization of Archaeological Heritage", in Vicino Oriente XIX (2015), pp. 215-243.

L. Nigro (2014a), "Tell es-Sultan/ancient Jericho", in The Oxford Encyclopedia of the Bible and Archaeology, Oxford 2014.

L. Nigro (2014b), "Jericho", in Bible Odyssey (enciclopedia online realizzata dalla American Society of Biblical Literature).

L. Nigro (2014c), "The Archaeology of Collapse and Resilience: Tell es-Sultan/ancient Jericho as a Case Study", in L. Nigro (ed.), Overcoming Catastrophes. Essays on disastrous agents characterization and resilience strategies in pre-classical Southern Levant (= Rome La Sapienza Studies on the Archaeology of Palestine and Transjordan, 11), Rome 2014, pp. 55-85.

L. Nigro (2014d), "Aside the Spring: Tell es-Sultan/Ancient Jericho: The Tale of an Early City and Water Control in Ancient Palestine", in T. Tvedt - T. Oestigaard (edd.), A History of Water, Series 3, Vol. 1. From Jericho to Cities in the Seas: A History of Urbanization and Water Systems, London 2014, pp. 25-51.

L. Nigro (2013a), "Tell es-Sultan/ancient Jericho: Archaeological research, restorations and training for the implementation of the Archaeological Park", in B. Cassani (ed.), Sapienza in the Mediterranean Region. Agreements on Cultural and Scientific Cooperation: programs and projects, Roma 2013, pp. 129-132.

L. Nigro (2013b), "Tell es-Sultan/Antica Gerico: indagini archeologiche, restauri e formazione per la realizzazione del Parco Archeologico", in B. Cassani (a cura di), Sapienza nel Mediterraneo. Accordi di collaborazione culturale e scientifica: programmi, progetti e attività, Roma 2013, pp. 128-131.

L. Nigro, M. Sala, H. Taha (2011), Archaeological Heritage in the Jericho Oasis. A systematic catalogue of archaeological sites for the sake of their protection and cultural valorization (Rome %laquo;La Sapienza» Studies on the Archaeology of Palestine & Transjordan, 7), Rome 2011.

L. Nigro, M. Sala, H. Taha, J. Yassine (2011), "The Early Bronze Age Palace and Fortifications at Tell es- Sultan/Jericho. The 6th - 7th seasons (2010-2011) by Rome "La Sapienza" University and the Palestinian MOTA- DACH", in Scienze dell'Antichità 17 (2011), pp. 571-597.

L. Nigro (2010), Tell es-Sultan/Jericho in the Early Bronze II (3000-2700 BC): the rise of an early Palestinian city. A synthesis of the results of four archaeological expeditions (Rome «La Sapienza» Studies on the Archaeology of Palestine & Transjordan, 5), Rome 2010.